Dal 2020 arriva microchip gatti obbligatorio, dove?

Ti chiedi se il microchip per i gatti è obbligatorio? La premessa è che il circuito elettronico che andrà sottopelle dell’animale è necessario solamente per alcune regioni italiane. Ad esempio, la normativa prevede che a partire dal 2020 la Lombardia obblighi all’installazione.

Ma come funzionano e cosa sono i microchip per gatti? Non è altro che un circuito sottopelle che aiuta a monitorare ed individuare la posizione dell’animale affinché non si perda. Utile anche nel caso in cui il mammifero domestico abbia necessità di essere curato d’urgenza.

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Microchip per gatti: in quali Regioni è obbligatorio?

L’unica regione italiana (attualmente) ad aver predisposto l’obbligo di microchip per gatti è quella lombarda. La regola vale sia per i mammiferi appena nati sia per quelli adottati (indipendendentemente dalla loro fascia d’età).

Il costo per il microchip si aggira tra i 30€ e i 50€. L’iniziativa è stata presa per non diffondere il randagismo animale (gatti o cani che siano). Una volta installato il circuito sottopelle, il gatto verrà registrato all’Anagrafe Nazionale Felina.

La Regione Lombardia specifica che l’accesso a quest’ultimi dati è valido esclusivamente per il veterinario con regolare licenza di attività. 

Quindi, il microchip per gatti è obbligatorio?

Dal 2020 (non sussiste alcuna legge retroattiva) solamente in Lombardia, mentre in tutte le altre parti d’Italia è a discrezione del padrone. Salvo nel caso in cui il gatto debba partire all’estero e di conseguenza necessita di un documento di viaggio.

Cosa ne pensano i padroni dei gatti sul microchip obbligatorio?

Ribadendo che il microchip per gatti è obbligatorio dal 2020 solo per la regione Lombardia e per essere usufruito (da qualsiasi altra parte in Italia) come passaporto per viaggiare, sul web si leggono pareri contrastanti su questa normativa.

Ecco le tre forme di pensiero:

  1. Complottisti: non può mancare la branca di gente che crede alle eterne cospirazioni la cui unica finalità è quella di far guadagnare i veterinari.
  2. Buonisti: sono coloro che credono nel progetto e far sì che questi felini non possano essere più abbandonati o vivere una vita più agiata.
  3. Dubbiosi: ci credono, ma non del tutto. In una cosa positiva devono trovare qualcos’altro che non lo sia. Nel caso dei chip per i gatti pensano al “costo eccessivo” che in realtà non lo è, ma che si cumula con i costi globali per mantenere un felino.

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